Copertina
Uno sguardo insolito, realistico e poetico sulla scuola. Punti di vista, ricordi, interventi, di personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica raccolti da una giornalista e scrittrice. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e, talvolta, i loro veleni.
mercoledì 1 maggio 2013
Presentazione del libro ”I giorni dell’acqua verde- Ti racconto i miei 20 anni”
FIRENZE- Un appuntamento da non perdere giovedì 2 maggio, alle 18, alla Libreria MelBookstore (via de’Cerretani, 16/r).
Sarà presentato il libro “I giorni dell’acqua verde- Ti racconto i miei 20 anni” della scrittrice e giornalista Vincenza Fanizza, pubblicato dall’Associazione Culturale Cult@.
Dopo “Per chi suona la campanella”( Valore Scuola edizioni), Vincenza Fanizza torna in libreria con questo bel libro, un misto tra il saggio e la narrativa.
“Un’antologia originale che si legge come un romanzo- commenta Ugo Di Tullio, Docente di Organizzazione dello Spettacolo Teatrale e Cinematografico dell’Università di Pisa e Amministratore Delegato di Italy Film Investments, che ha firmato la prefazione del libro- tanti piccoli fotogrammi per ricostruire un film che parla di noi, del nostro vissuto. Tante e diverse piccole storie per parlare della nostra Storia. Uno sguardo ‘giovane’- continua Ugo Di Tullio - per descrivere e raccontare l’amore, i sogni, i viaggi, i miti, gli ideali, il modo di stare insieme e pensare la società, la famiglia, la scuola, i progetti, le paure, il lavoro. Tutto questo e altro ancora, raccontato da chi oggi ha vent’anni e da chi invece vent’anni li ha avuti ieri. Un libro corale, a più voci, una contaminazione di linguaggi per fotografare generazioni diverse e metterle a confronto, un gioco di specchi per osservare e comprendere il presente e ricordare il passato. Una full immersion nell’incanto e nelle fragilità della giovinezza”.
A dialogare con l’autrice Ugo Di Tullio e l’artista e giornalista Laura Lodigiani.
Seguiranno, poi, Letture di Monica Lorusso e Silvia Mastrorilli e una Performance di Chiara Riondino concluderà il pomeriggio.
giovedì 14 febbraio 2013
Conosco delle Barche
Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.
...
Conosco delle barche che si dimenticano di partire hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po' sulle rotte dell'oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.
Jacques Brel
domenica 3 febbraio 2013
Domande di un lettore operaio
Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Dentro i libri ci sono i nomi dei re.
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta,
chi altrettante la riedificò? In quali case
... di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti?
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l'India.
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi
vinse oltre a lui?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un grande uomo.
Chi ne pagò le spese?
Tante vicende.
Tante domande.
Bertold Brecht
martedì 15 gennaio 2013
La risposta
Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e…
cerca di amare le domande,
che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
...E il punto è vivere ogni cosa.
Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.
Rainer Maria Rilke
martedì 4 dicembre 2012
DEDICATA A TUTTI GLI OPERAI DELL’ILVA
In punta di piedi
Stasera
sono più sporco che mai,
l’officina era un drago
che faceva balenare
fiamme e fumo.
Ho bocca acre di fumo
e le parole acerbe.
Stasera
sono più sporco che mai.
Vorrei lasciare
le orme delle mie mani nere
sul tuo abito bianco
padrone che cammini tra i torni
in punta di piedi
Tommaso Di Ciaula (Da “Chiodi e Rose”- La Scaletta editore)
martedì 24 gennaio 2012
Time-Mask

Ci sono percorsi nella notte
fino alle case dipinte,
e strette di mano
storie di viandanti ..
ci sono ceneri al cielo
fino agli occhi più lontani
e ciottoli da conoscere
in un mare di stradine
ci sono maschere
e cuori di legno scuro
che battono al buio,
e suonano gli incanti
ci sono cerchi in tondo
di musica e ballo
e bocche aperte,
colorate di febbraio
ci sono vecchi
scolpiti intorno ai fuochi
e consigli,
per vivere le feste da padroni
ci sono vetri luccicanti
e ombre di contorno
mani calde,
e pane odoroso di antico
ci sono stelle
e luci da tavola
coltelli e fuochi,
per il vino dei saluti
ci sono sorrisi alcolici
e colori pastello
mandorli in fiore
sciolti nel caffè
ci sono ricordi
di campane sonanti,
e scarpe vecchie
che saltano insieme
ci sono disegni
di storie lontanissime,
e parole cucite assieme
intorno al camino
ci sono facce
che si avvicinano lente
e si promettono la vita,
almeno per un minuto
ci sono vesti di animali
e le loro carni
uomini animali
che danzano e suonano,
cuciti assieme
dalla magia dei boschi
ci sono passi di ritorno
per il paese
e sensazioni
di piacevole quiete...
ci sono percorsi nella notte
fino a case dormienti
pronte ad accogliere anime serene
sazie di colori.
Iubanne Sedda
lunedì 19 dicembre 2011
Gli E-Book
Molti libri si trovano ormai solo in forma di e-book e quindi, dopo la dovuta lacrimuccia sui bei tempi andati, e-book sia se quel libro lo si vuole davvero leggere e soprattutto se non si vuole rompere la schiena portandosi in giro tutti i volumi della Recherche (e, ammettiamolo, risparmiando anche un bel po’).
Però….che ne è dell’odore e del colore di un libro appena comprato (e di quello su cui hai fatto merenda nel 1978), o del diverso fruscio di pagine che hanno preso l’acqua, cosa del bianco del margine dove il pensiero riposa e si moltiplica?
Ho bisogno, e sempre ne avrò, della libreria dove poter sentire il peso di un volume nella mano, vedere la luce sulle pagine di un catalogo d’arte, affondare il naso nella spina di un fumetto. Voglio poterlo fare in mille piccole librerie diverse, in un palazzo storico del centro come in un palazzone di periferia, luoghi dove noi feticisti della cellulosa ci si possa riconoscere tra simili, lontani dai neon e dai gadget delle grandi catene (e già che ci siamo a sognare, voglio anche potermi perdere di nuovo nei meandri della vecchia Marzocco e tornare a “a riveder le stelle” grazie al libraio Carlo, novello Virgilio). E questa sarà anche l’occasione di usare i soldi risparmiati con gli e-book per contribuire al sostentamento di quei pochi librai ancora in circolazione (quelli che se gli chiedi una raccolta di poesie di Langston Hughes non pensano che sia l’attaccante del Liverpool), che stanno scomparendo come le api. Perché abbiamo bisogno di oggetti che siano spugne delle nostre memorie, che ci facciano ricordare come ci sentivamo nel maggio 1988 quando abbiamo comprato quel romanzo e del perché ci sia quella foglia a pagina 74. Ogni pagina, come i cerchi nel tronco di un albero, contiene la storia raccontata e la nostra, indissolubilmente intrecciate.
Elisa Biagini (Da “La Repubblica)
domenica 20 novembre 2011
E’ proibito

E’ proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare.
Avere paura dei tuoi ricordi.
E’ proibito non sorridere dei problemi,
... non lottare per quello che desideri, e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
E’ proibito non dimostrare il tuo amore, fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E’ proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto,
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente, fingere davanti alle persone che non ti interessano, essere gentile solo per farti ricordare,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e il suo sorriso,
solo perché le vostre strade hanno smesso di incontrarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E’ proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani.
E’ proibito non creare la tua storia,
non trovare neanche un momento per chi ha bisogno di te,
non accettare che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
E’ proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita strenuamente,
non pensare che possiamo solo migliorare.
Non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
Pablo Neruda
mercoledì 16 novembre 2011
Con parole diverse
domenica 30 ottobre 2011
Lo scoubidou

L’altro giorno mentre rimbalzavo lentamente
tra le pareti azzurre di questa stanza,
saltando dalla macchina da scrivere al piano,
dalla libreria a una busta caduta sul pavimento,
mi sono trovato nella sezione S del dizionario
dove i miei occhi sono caduti sulla parola Scoubidou.
Nessun biscotto sgranocchiato da un romanziere francese
avrebbe spedito qualcuno più in fretta nel passato –
un passato dove io stavo seduto a un tavolo di un campeggio
accanto a un lago profondo dell’Adirondack
e imparavo a intrecciare con strisce sottili di plastica
uno scoubidou, un regalo per mia madre.
Non avevo mai visto nessuno usare uno scoubidou
Né indossarne uno, se è così che si usano,
ma questo non mi trattenne dall’incrociare
filo con filo, e poi di nuovo,
fino a farne uno scoubidou
quadrato, rosso e bianco, per mia madre.
Lei mi diede la vita e il latte dal seno,
io le diedi uno scoubidou.
Si prendeva cura di me quand’ero ammalato:
mi avvicinava alle labbra cucchiai di medicine,
mi appoggiava alla fronte freddi panni bagnati,
poi mi portava fuori alla luce delicata;
e mi insegnò a camminare e a nuotare,
io in cambio le regalai uno scoubidou.
Ecco qui migliaia di pasti, disse,
ed ecco i vestiti e una buona scuola.
Ed ecco il tuo scoubidou, le risposi,
che ho fatto con l’aiuto dell’istruttore.
Ecco un corpo che respira e un cuore che batte,
gambe, ossa, denti forti,
e due occhi chiari per leggere il mondo, sussurrò.
Ed ecco, dissi, lo scoubidou che ho fatto in campeggio.
Ed ecco, vorrei dirle ora,
un dono più piccolo: non l’antica verità
che non si può mai ripagare una madre,
ma la triste confessione che quando lei prese
lo scoubidou a due colori dalle mie mani,
ero certo come certo può essere un bambino
che quell’oggetto inutile e senza valore, che avevo intrecciato
per pura noia, bastava per pareggiare i conti
Billy Collins
giovedì 21 luglio 2011
Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
...chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi é infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.
Pablo Neruda
lunedì 18 aprile 2011
Un libro al mese per i nostri figli
Gli adolescenti che leggono almeno un libro al mese per proprio conto e per puro piacere (dunque non come parte dei compiti ricevuti a scuola) hanno molte più probabilità di ottenere un buon lavoro quando diventeranno adulti. Lo rivela una ricerca della università di Oxford, condotta su un campione di 17 mila persone, da cui risulta che di tutte le cosiddette attività extra-scolastiche, sport, danza, andare al cinema, passare tempo a navigare su internet, chattare o giocare ai videogiochi, cucinare, uscire con la ragazza o con il ragazzo eccetera eccetera, leggere è l’unica che sembra contribuire a trovare un buon lavoro al termine degli studi. “Reading for pleasure”, come si dice in inglese, ovvero leggere come passatempo, per passione, per interesse personale, come si faceva un tempo quando per i teen-agers non c’erano tante altre distrazioni. Per esempio, la ricerca della Oxford University ha riscontrato che le possibilità di accesso all’università per i figli di genitori laureati salgono al 51 per cento se hanno letto almeno un libro al mese durante l’adolescenza, mentre sono al 40 per cento per quelli di simile estrazione sociale ma che non leggono mai libri. La formula ideale per chi ha aspirazioni di trovare un buon lavoro, conclude lo studio di Oxford, è leggere regolarmente quando si è ragazzi e contemporaneamente svolgere un’altra attività culturale o avere un qualche interesse creativo.
Dal Blog “My Tube”- La Repubblica- di Enrico Franceschini
Dal Blog “My Tube”- La Repubblica- di Enrico Franceschini
domenica 10 aprile 2011
SE IO POTESSI VIVERE

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita,
nella prossima cercherei di fare più errori,
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
...difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti".
BORGES
martedì 29 marzo 2011
Con cosa posso trattenerti?

Ti offro strade difficili,
tramonti disperati,
la luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso
onore col marmo: il padre di mio
padre ucciso sulla frontiera di
Buenos Aires, due pallottole attraverso
i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di
una mucca; il nonno di mia madre -
appena ventiquattrenne - a capo di
un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità
o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo - il centro del cuore che
non tratta con le parole, né coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.
Jorge Luis Borges
sabato 26 marzo 2011
PER CHI SUONA LA CAMPANELLA
In genere sono i libri che ispirano i film. Talvolta, però, può capitare il contrario. Ed è stata proprio una suggestione cinematografica, il bellissimo film francese Etre et avoir del documentarista Nicholas Philibert, a ispirare il libro di Fanizza.
E forse, proprio per questo, il libro ha preso dal cinema quel linguaggio particolare, fatto d'immagini. Tra le tante colpisce, particolarmente, quella conclusiva della “valigia magica”, che sembra accompagnarci in questo viaggio nel tempo che l’autrice fa nel pianeta scuola. Un viaggio nel passato per ricreare l’atmosfera della scuola di ieri, nel futuro per immaginare la scuola di domani, senza dimenticare la scuola di oggi. Interessanti e, talvolta, divertenti, i diversi interventi di personaggi famosi. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e talvolta i loro veleni o si soffermano a descrivere sentimenti ed emozioni. Uno sguardo insolito, realistico e poetico, a tratti surreale su questo mondo assai noto, ma in realtà poco conosciuto. Un libro che si legge d’un fiato, non annoia, ma sorprende e fa riflettere. Una full-immersion nell’incanto e nelle fragilità dell’adolescenza.
Scelto per: tutti, perché il ricordo degli anni trascorsi a scuola è indelebile nella nostra memoria e nei nostri cuori ma è particolarmente adatto per gli insegnanti, i genitori e per chi con i giovani vuole un contatto che non sia formale. Si consiglia la lettura anche al Ministro della Pubblica Istruzione.
di Monica Lorusso
E forse, proprio per questo, il libro ha preso dal cinema quel linguaggio particolare, fatto d'immagini. Tra le tante colpisce, particolarmente, quella conclusiva della “valigia magica”, che sembra accompagnarci in questo viaggio nel tempo che l’autrice fa nel pianeta scuola. Un viaggio nel passato per ricreare l’atmosfera della scuola di ieri, nel futuro per immaginare la scuola di domani, senza dimenticare la scuola di oggi. Interessanti e, talvolta, divertenti, i diversi interventi di personaggi famosi. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e talvolta i loro veleni o si soffermano a descrivere sentimenti ed emozioni. Uno sguardo insolito, realistico e poetico, a tratti surreale su questo mondo assai noto, ma in realtà poco conosciuto. Un libro che si legge d’un fiato, non annoia, ma sorprende e fa riflettere. Una full-immersion nell’incanto e nelle fragilità dell’adolescenza.
Scelto per: tutti, perché il ricordo degli anni trascorsi a scuola è indelebile nella nostra memoria e nei nostri cuori ma è particolarmente adatto per gli insegnanti, i genitori e per chi con i giovani vuole un contatto che non sia formale. Si consiglia la lettura anche al Ministro della Pubblica Istruzione.
di Monica Lorusso
mercoledì 10 marzo 2010
martedì 8 dicembre 2009
sabato 5 dicembre 2009
Se i libri fossero...
Se i libri fossero…
Se i libri fossero di torrone,
ne leggerei uno a colazione.
Se un libro fosse fatto di prosciutto,
a mezzogiorno lo leggerei tutto.
Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.
Se i libri fossero frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.
Se un libro fosse di burro e panna,
lo leggerei prima della nanna.
R. Piumini
venerdì 27 novembre 2009
I molteplici volti di Gianfranco Draghi
E’ vario, raffinato e molto suggestivo il mondo di Gianfranco Draghi: dipinti, sculture, tessuti, burattini e altro ancora disegnano “I volti della creatività”, nella imponente mostra antologica che il Comune di Fiesole, in occasione della Festa della Toscana, dedica al grande artista e che inaugura domenica 29 novembre, nella Sala Antiquarium Costantini, in via Portigiani, e nel Museo Archeologico, alle 17, alla presenza del Sindaco e degli assessori Maria Luisa Moretti e Paolo Becattini.
“Gianfranco Draghi - scrive nella prefazione del catalogo Stefano De Rosa- è pittore, inventore di forme spaziali per arazzi, disegnatore, fecondo scrittore con radicate vocazioni didattiche, poeta, psicoterapeuta”.
Infatti, l’artista, nel suo tempo, pare avere assorbito diverse vite. E’ stato docente, amico di scrittori, testimone di avvenimenti, sensibile alla politica nei suoi significati più nobili, lontano dalle meschinità e dalle ambizioni personali e dotato, al contrario, di una prospettiva animata dal sincero proposito di contribuire al bene collettivo con quello slancio morale che fu degli illuministi e degli azionisti. Ha percorso spesso sentieri non battuti dalla ricerca artistica contemporanea. Più che guardare all’arte come ad un brioso viaggio performativo, ha indagato sul modo in cui un’ opera viene letta, interpretata e fatta propria dal pubblico. Ha inoltre ripreso il rapporto con le tradizioni, dalle quali ha attinto stimoli ed insegnamenti.
Nella mostra, i burattini sono collocati in una sorta di dialogo con i ritratti probabilmente il genere pittorico nel quale l’estro di Draghi trova le sue espressioni maggiori. Nei ritratti, specialmente in quelli di donna, l’artista s’inoltra in un universo misterioso, carico di fascino e suscitatore di memorie.
“La sua arte, in tutte le sue manifestazioni, vive di slittamenti, di allusioni, di nostalgie - commenta sempre De Rosa - Si presenta come un organismo vivente, nel quale il tempo interrompe e riprende il proprio corso, senza soluzione di continuità.
L’omaggio che il Comune di Fiesole gli tributa, giunge quanto mai appropriato. Le sue opere si prestano senza difficoltà ad un confronto con l’antichità, ma non sfuggono ad un’osservazione che faccia leva sui loro equilibri formali o su alcuni dettagli tecnici che sfociano in mondi di elevato e raffinato artigianato”.
La mostra resterà aperta fino al 20 dicembre. Orario: 10-16; chiuso il martedì e il mercoledì.
Gianfranco Draghi è nato il 1 luglio del 1924 a Bologna dove ha vissuto fino ai primi anni dell'infanzia, in seguito ha fatto i suoi studi elementari e liceali a Milano. Essendo stato militante nel Partito d’Azione si è rifugiato in Svizzera nel settembre del 1943. Ha compiuto gli studi universitari a Firenze laureandosi con Garin con una tesi su Leon Battista Alberti pubblicata in parte sulla rivista "Studi urbinati" Carlo Bo, e nell'altra parte sulla rivista "Letteratura moderna" di Francesco Flora e che a breve sarà ristampata integralmente dalle Edizioni del Raccolto.
E' stato assistente di estetica di Gaetano Chiavacci presso la facoltà di Filosofia dell’Università di Firenze e collaboratore di Altiero Spinelli nel Movimento Federalista Europeo, alla fine degli anni quaranta, inizio cinquanta.
Nel 1958 è stato allievo dello psicoterapeuta junghiano Ernst Bernhard diventando a sua volta psicoterapeuta a Firenze e uno dei primi presidenti della neonata Associazione Italiana di Psicologia Analitica.
Negli anni settanta contemporaneamente al lavoro di psicanalisi, incentrato soprattutto sui sogni, si dedica intensamente all'arte in tutte le sue forme: scrittura, pittura, scultura e teatro-musicale.
Ora vive a Fiesole da sei anni, segue le sue varie passioni artistiche, coltiva le sue amicizie, e tra le altre cose si dedica alla scrittura di una sua autobiografia non tralasciando la sempre amata poesia. Infatti è di pochi mesi fa l'uscita del libro di poesie "L'allocco e altre cose familiari" edizioni Ponte del Sale di Rovigo che verrà presentato a Fiesole il 5 dicembre, sempre in occasione della Festa della Toscana.
venerdì 16 ottobre 2009
Oceano Mare
Se uno fosse davvero capace, gli basterebbero poche parole…
Magari inizierebbe da tante pagine ma poi, a poco a poco,
troverebbe le parole giuste, quelle che dicono in una volta sola tutte le altre,
e da mille pagine arriverebbe a cento, e poi a dieci, e poi le lascerebbe lì, ad aspettare, finché le parole di troppo scivolerebbero via dai fogli, e allora ci sarebbero solo da raccogliere quelle che restano, e stringerle in poche parole, dieci, cinque, così poche che a furia di guardarle da vicino, e di ascoltarle, alla fine te ne resta in mano una, una sola. E se la dici, dici il mare
Alessandro Baricco, Oceano Mare
Iscriviti a:
Post (Atom)




