Copertina
Uno sguardo insolito, realistico e poetico sulla scuola. Punti di vista, ricordi, interventi, di personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica raccolti da una giornalista e scrittrice. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e, talvolta, i loro veleni.
mercoledì 20 febbraio 2008
The Great Indian School Show
FIRENZE- “The Great Indian School Show” di Avinash Deshpande, un film molto interessante, giovedì scorso, 14 febbraio, al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, a Palazzo Strozzi, nella rassegna di videoproiezioni, curata da Silvia Lucchesi, “Atlanti Futuri. Visioni sugli scenari a venire”.
E’ una scuola particolare la “Mahatma Gandhi School” di Nagpur, India. Per il suo direttore si tratta di un modello per tutta l’Asia. La sua particolarità è il sistema di 185 telecamere che sorvegliano ogni angolo dell’edificio. Il direttore, grazie alle decine di monitor che troneggiano dietro la sua scrivania, vede e sente tutto e interviene al microfono per redarguire chiunque, insegnante o allievo, sia stato colto in fallo. Il prodigioso sistema serve al nobile scopo di educare alla disciplina i nuovi cittadini della nazione e a evitare che tendenze sovversive possano traviare gli innocenti. Se all’interno della scuola il nuovo sistema sembra essere apprezzato da tutti, autorità, insegnanti e persino dagli studenti modello, rimane da chiedersi quali ripercussioni sociali possa generare una vita passata sotto gli occhi delle telecamere.
Avinash Deshpande ha studiato regia presso il Film and Television Institute of India di Pune, per il quale ha poi iniziato a lavorare. Ha da poco aperto a Pune una scuola di cinema chiamata “Framework”. Dopo numerosi lavori per la televisione, “The Great indian School Show” segna il suo esordio come cineasta indipendente.
E’ una scuola particolare la “Mahatma Gandhi School” di Nagpur, India. Per il suo direttore si tratta di un modello per tutta l’Asia. La sua particolarità è il sistema di 185 telecamere che sorvegliano ogni angolo dell’edificio. Il direttore, grazie alle decine di monitor che troneggiano dietro la sua scrivania, vede e sente tutto e interviene al microfono per redarguire chiunque, insegnante o allievo, sia stato colto in fallo. Il prodigioso sistema serve al nobile scopo di educare alla disciplina i nuovi cittadini della nazione e a evitare che tendenze sovversive possano traviare gli innocenti. Se all’interno della scuola il nuovo sistema sembra essere apprezzato da tutti, autorità, insegnanti e persino dagli studenti modello, rimane da chiedersi quali ripercussioni sociali possa generare una vita passata sotto gli occhi delle telecamere.
Avinash Deshpande ha studiato regia presso il Film and Television Institute of India di Pune, per il quale ha poi iniziato a lavorare. Ha da poco aperto a Pune una scuola di cinema chiamata “Framework”. Dopo numerosi lavori per la televisione, “The Great indian School Show” segna il suo esordio come cineasta indipendente.
domenica 10 febbraio 2008
Atlanti Futuri. Visioni sugli scenari a venire
FIRENZE- Come sarà il mondo tra qualche anno? Lo possiamo immaginare guardando, al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, in Piazza Strozzi, dal 7 al 29 febbraio 2008, “Atlanti futuri. Visioni sugli scenari a venire”, l’interessante rassegna di videoproiezioni, ideata e curata da Silvia Lucchesi, realizzata in collaborazione con il Festival dei Popoli- Istituto Italiano per il Film di Documentazione Sociale Onlus, e con la neonata associazione culturale “Lo schermo dell’arte”.
La presentazione dell’iniziativa, ieri mattina, presso il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, con gli interventi di Silvano Gori, Assessore per le Attività Produttive, di James M. Bradburne, Direttore generale Fondazione Palazzo Strozzi, di Giorgio Bonsanti, Presidente del Festival dei Popoli e di Silvia Lucchesi, curatrice della rassegna.
“Il progetto ‘Atlanti Futuri”- ha sottolineato James M. Bradburne- è il primo di una serie di collaborazioni per sfruttare le potenzialità della Strozzina, come piattaforma per coinvolgere alcune delle voci più importanti dello scenario contemporaneo di Firenze. Il Centro di Cultura contemporanea Strozzina è molto di più di uno spazio espositivo, è un centro per la discussione, il dibattito e la riflessione sulle realtà contemporanee e talvolta apparentemente contraddittoria in cui viviamo”.
Video e documentari, dunque, di artisti internazionali, ci racconteranno, in questa rassegna, con immagini in movimento i temi chiave dello sviluppo della società e del nostro mondo, proiettando l’oggi verso scenari e forme prossimi a venire. Una proposta originale che si avvale del film documentario e del video d’artista, due linguaggi apparentemente distanti ma esemplari di quelle pratiche di confine tra il cinema e l’arte che, con un’intensità che non accenna a diminuire, sono andate caratterizzando sempre più la produzione artistica contemporanea.
Dal Messico all’India, dagli Stati Uniti alla Nigeria, da Israele alla Cina, dall’Italia al Congo alla Russia: sono trenta le opere internazionali, presentate in edizione originale con sottotitoli in italiano, che indagano il mondo futuro, raccontano storie e utopie, propongono ipotesi attraverso sguardi sul reale nel caso di documentari, e sguardi visionari che utilizzano la realtà virtuale, la deformazione dell’immagine, l’animazione.
Il programma, strutturato in sezioni tematiche, si inaugura giovedì 7 febbraio, alle 17, 45, con la giornata dedicata al tema dell’immigrazione. In questa occasione gli Stalker-Osservatorio Nomade presentano, in prima visione italiana, il loro ultimo laboratorio sul territorio urbano, un’indagine sulle condizioni di vita della comunità Rom stanziatasi lungo gli argini del Tevere. Il progetto è stato realizzato con gli studenti del corso di “Arte civica” della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, tenuto da Francesco Careri. A seguire, i video “Border” dell’artista belga Hans Op de Beeck: una radiografia di un camion di grandi dimensioni mostra, nascosto tra la merce da trasporto, un gruppo di rifugiati clandestini; “De-Lete” dell’artista greca Jenny Marketou, girato a Tijana, introducono il documentario di Chantal Akerman “De l’autre côté” dedicato alle storie di immigrazione della frontiera tra Messico e Stati Uniti.
Continueranno, poi, alla Strozzina, ogni giovedì e venerdì, dalle 17, 45 alle 20, le altre proiezioni in cui gli artisti affrontano, nei video e nei documentari, importanti temi: il tempo, la globalizzazione, la città, l’ambiente.
Di Vincenza Fanizza
Da “Il Corriere di Firenze” del 7 febbraio 2008
La presentazione dell’iniziativa, ieri mattina, presso il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, con gli interventi di Silvano Gori, Assessore per le Attività Produttive, di James M. Bradburne, Direttore generale Fondazione Palazzo Strozzi, di Giorgio Bonsanti, Presidente del Festival dei Popoli e di Silvia Lucchesi, curatrice della rassegna.
“Il progetto ‘Atlanti Futuri”- ha sottolineato James M. Bradburne- è il primo di una serie di collaborazioni per sfruttare le potenzialità della Strozzina, come piattaforma per coinvolgere alcune delle voci più importanti dello scenario contemporaneo di Firenze. Il Centro di Cultura contemporanea Strozzina è molto di più di uno spazio espositivo, è un centro per la discussione, il dibattito e la riflessione sulle realtà contemporanee e talvolta apparentemente contraddittoria in cui viviamo”.
Video e documentari, dunque, di artisti internazionali, ci racconteranno, in questa rassegna, con immagini in movimento i temi chiave dello sviluppo della società e del nostro mondo, proiettando l’oggi verso scenari e forme prossimi a venire. Una proposta originale che si avvale del film documentario e del video d’artista, due linguaggi apparentemente distanti ma esemplari di quelle pratiche di confine tra il cinema e l’arte che, con un’intensità che non accenna a diminuire, sono andate caratterizzando sempre più la produzione artistica contemporanea.
Dal Messico all’India, dagli Stati Uniti alla Nigeria, da Israele alla Cina, dall’Italia al Congo alla Russia: sono trenta le opere internazionali, presentate in edizione originale con sottotitoli in italiano, che indagano il mondo futuro, raccontano storie e utopie, propongono ipotesi attraverso sguardi sul reale nel caso di documentari, e sguardi visionari che utilizzano la realtà virtuale, la deformazione dell’immagine, l’animazione.
Il programma, strutturato in sezioni tematiche, si inaugura giovedì 7 febbraio, alle 17, 45, con la giornata dedicata al tema dell’immigrazione. In questa occasione gli Stalker-Osservatorio Nomade presentano, in prima visione italiana, il loro ultimo laboratorio sul territorio urbano, un’indagine sulle condizioni di vita della comunità Rom stanziatasi lungo gli argini del Tevere. Il progetto è stato realizzato con gli studenti del corso di “Arte civica” della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, tenuto da Francesco Careri. A seguire, i video “Border” dell’artista belga Hans Op de Beeck: una radiografia di un camion di grandi dimensioni mostra, nascosto tra la merce da trasporto, un gruppo di rifugiati clandestini; “De-Lete” dell’artista greca Jenny Marketou, girato a Tijana, introducono il documentario di Chantal Akerman “De l’autre côté” dedicato alle storie di immigrazione della frontiera tra Messico e Stati Uniti.
Continueranno, poi, alla Strozzina, ogni giovedì e venerdì, dalle 17, 45 alle 20, le altre proiezioni in cui gli artisti affrontano, nei video e nei documentari, importanti temi: il tempo, la globalizzazione, la città, l’ambiente.
Di Vincenza Fanizza
Da “Il Corriere di Firenze” del 7 febbraio 2008
martedì 29 gennaio 2008
Dalla parte giusta
FIRENZE- Cinema, musica, incontri “ravvicinati” con scrittori e registi di fama internazionale hanno intrattenuto ed emozionato, al Mandela Forum, ieri mattina, circa ottomila studenti, provenienti da tutta la Toscana per il meeting “Sterminio e Stermini. E’ successo, può succedere di nuovo”, in occasione della Giornata della Memoria, a sessantatrè anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz e sessant’anni dopo la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.
“La memoria storica- ha detto nel suo saluto di apertura il presidente della Regione Toscana Claudio Martini- deve essere dentro il bagaglio di ogni giovane, e questo lo aiuterà a compiere con maggiore consapevolezza le proprie scelte”.
Una lezione davvero speciale per una platea piena di giovanissimi, che hanno ascoltato, con grande attenzione, testimoni d’eccezione, provenienti da tutto il mondo: Alice Tachdjian ha ricordato il genocidio armeno, Shozo Tanaka, la tragedia di Hiroshima, Esther Mujawayo, i massacri perpetrati in Ruanda.
Era presente anche Jona Oberski, il protagonista di “Jona che visse nella balena”, il film del ’93 diretto da Roberto Faenza e tratto dal romanzo autobiografico del protagonista stesso.
Storie “vere”, realmente accadute, che si sono poi mescolate con le voci e le immagini di spezzoni di film particolarmente significativi su questi temi dei registi presenti in sala: Roberto Faenza, Carlo Lizzani ed Ettore Scola. Ad emozionare e far riflettere i ragazzi anche il saluto in video del grande regista Steven Spielberg, espressamente rivolto alla Toscana e ai suoi giovani, e una coinvolgente intervista fatta ai fratelli Taviani che hanno parlato del loro film “La masseria delle allodole”.
A concludere la mattinata David Grossman, lo scrittore- romanziere israeliano, conosciuto e tradotto in tutto il mondo, che domenica 27 gennaio, ha ricevuto, alla presenza del rettore Augusto Marinelli e della preside della Facoltà di Lettere Franca Pecchioli, dall’Università degli Studi di Firenze, la laurea honoris causa “per le alte qualità artistiche e l’illuminato impegno civile”.
“E’ davvero impressionante- ha detto Grossman- vedere tanti ragazzi che ascoltano queste storie. Questo mi riempie di speranza. E’ necessario, però, stare sempre in guardia contro il male, nella vita di tutti i giorni, nel nostro rapporto con gli stranieri, con gli sconosciuti. Quando andate a casa fermatevi un po’ a riflettere e domandatevi: “Che cosa avrei fatto io se fossi vissuto in quel periodo?” “Che cosa avrei scelto: il male o l’umanità? Voglio credere che saprete sempre scegliere bene da che parte stare”.
Di Vincenza Fanizza
dal "Corriere di Firenze", del 29 Gennaio 2008
“La memoria storica- ha detto nel suo saluto di apertura il presidente della Regione Toscana Claudio Martini- deve essere dentro il bagaglio di ogni giovane, e questo lo aiuterà a compiere con maggiore consapevolezza le proprie scelte”.
Una lezione davvero speciale per una platea piena di giovanissimi, che hanno ascoltato, con grande attenzione, testimoni d’eccezione, provenienti da tutto il mondo: Alice Tachdjian ha ricordato il genocidio armeno, Shozo Tanaka, la tragedia di Hiroshima, Esther Mujawayo, i massacri perpetrati in Ruanda.
Era presente anche Jona Oberski, il protagonista di “Jona che visse nella balena”, il film del ’93 diretto da Roberto Faenza e tratto dal romanzo autobiografico del protagonista stesso.
Storie “vere”, realmente accadute, che si sono poi mescolate con le voci e le immagini di spezzoni di film particolarmente significativi su questi temi dei registi presenti in sala: Roberto Faenza, Carlo Lizzani ed Ettore Scola. Ad emozionare e far riflettere i ragazzi anche il saluto in video del grande regista Steven Spielberg, espressamente rivolto alla Toscana e ai suoi giovani, e una coinvolgente intervista fatta ai fratelli Taviani che hanno parlato del loro film “La masseria delle allodole”.
A concludere la mattinata David Grossman, lo scrittore- romanziere israeliano, conosciuto e tradotto in tutto il mondo, che domenica 27 gennaio, ha ricevuto, alla presenza del rettore Augusto Marinelli e della preside della Facoltà di Lettere Franca Pecchioli, dall’Università degli Studi di Firenze, la laurea honoris causa “per le alte qualità artistiche e l’illuminato impegno civile”.
“E’ davvero impressionante- ha detto Grossman- vedere tanti ragazzi che ascoltano queste storie. Questo mi riempie di speranza. E’ necessario, però, stare sempre in guardia contro il male, nella vita di tutti i giorni, nel nostro rapporto con gli stranieri, con gli sconosciuti. Quando andate a casa fermatevi un po’ a riflettere e domandatevi: “Che cosa avrei fatto io se fossi vissuto in quel periodo?” “Che cosa avrei scelto: il male o l’umanità? Voglio credere che saprete sempre scegliere bene da che parte stare”.
Di Vincenza Fanizza
dal "Corriere di Firenze", del 29 Gennaio 2008
martedì 18 dicembre 2007
Nei temi in classe, la scuola sognata dai ragazzi
Ogni tanto, un raggio di luce. In una scuola media di San Giuseppe Vesuviano due professoresse hanno promosso fra gli allievi un concorso per descrivere la scuola ideale. E si fanno, leggendo i compiti, belle scoperte. Si scopre intanto che i giovani hanno una gran voglia di andare a scuola, e vorrebbero starci di più, non solo (dicono) per imparare e per prepararsi ai cimenti della vita, magari anche, scrive uno, per avere qualche successo; ma per mangiare, per dormire, oltre che per discorrere fra loro e coi professori, come nell’agorà dei greci: purché la scuola fosse bella, dotata di laboratori e palestre e biblioteche; e coi muri puliti!
“Non è un sogno” scrive Ambrosio, prima media: quasi commovente “ma la scuola che io vorrei l’ho vista da vicino, quando sono andata in Germania da mia nonna. Ero molto piccolo, ma riesco a ricordare qualche cosa. L’edificio scolastico era lontano dalle fabbriche, tutto attorno c’erano prati e molto verde... Spero tanto che il nostro sindaco prenda esempio”. Carmen vorrebbe anche la palestra per la ginnastica artistica, e “nei corridoi dovrebbero esserci gli armadietti, come nelle scuole americane, così non saremmo costretti a portare sulle spalle tutti quei libri e potremmo semplicemente lasciarli a scuola”.
Sono convincenti i consigli pratici. I ragazzi conoscono la materia. Pasqualina sembra addirittura un’architetta, sogna una scuola “grandissima di quattro piani: al primo piano ci dovrebbe essere un ingresso a tre porte, quattro bagni, due per i professori, due per gli alunni, un teatro un po’ più grande di quello che abbiamo...”. E il rapporto con i professori? Lei lo spera “simpatico, scherzoso ma anche abbastanza serio”.
Quel che più sorprende, e quasi intenerisce, è il desiderio di un ambiente bello, di alberi e prati, e di pulizia, e di colori: “Ogni alunno del primo anno” secondo Massimiliano “dovrebbe portare un grembiule di colore nero, il secondo rosso, il terzo verde, il quarto blu, il quinto giallo, il sesto d’argento, il settimo arancione e l’ultimo bianco”.
La scuola ideale, come in Germania, come in America: che dolore che non sappiamo dargliela. “La maggior parte delle aule è in uno stato squallido” sospira Pasquale “Ci sono crepe dappertutto e i banchi sono tutti rotti”. Per concludere citerò Assunta, voce della saggezza: “A una scuola ideale devono corrispondere alunni ideali, e io mi accontento di poco, cioè che devono avere buona educazione”.
di Piero Ottone da “Il Venerdì di Repubblica”, numero 1030, 14 dicembre 2007
“Non è un sogno” scrive Ambrosio, prima media: quasi commovente “ma la scuola che io vorrei l’ho vista da vicino, quando sono andata in Germania da mia nonna. Ero molto piccolo, ma riesco a ricordare qualche cosa. L’edificio scolastico era lontano dalle fabbriche, tutto attorno c’erano prati e molto verde... Spero tanto che il nostro sindaco prenda esempio”. Carmen vorrebbe anche la palestra per la ginnastica artistica, e “nei corridoi dovrebbero esserci gli armadietti, come nelle scuole americane, così non saremmo costretti a portare sulle spalle tutti quei libri e potremmo semplicemente lasciarli a scuola”.
Sono convincenti i consigli pratici. I ragazzi conoscono la materia. Pasqualina sembra addirittura un’architetta, sogna una scuola “grandissima di quattro piani: al primo piano ci dovrebbe essere un ingresso a tre porte, quattro bagni, due per i professori, due per gli alunni, un teatro un po’ più grande di quello che abbiamo...”. E il rapporto con i professori? Lei lo spera “simpatico, scherzoso ma anche abbastanza serio”.
Quel che più sorprende, e quasi intenerisce, è il desiderio di un ambiente bello, di alberi e prati, e di pulizia, e di colori: “Ogni alunno del primo anno” secondo Massimiliano “dovrebbe portare un grembiule di colore nero, il secondo rosso, il terzo verde, il quarto blu, il quinto giallo, il sesto d’argento, il settimo arancione e l’ultimo bianco”.
La scuola ideale, come in Germania, come in America: che dolore che non sappiamo dargliela. “La maggior parte delle aule è in uno stato squallido” sospira Pasquale “Ci sono crepe dappertutto e i banchi sono tutti rotti”. Per concludere citerò Assunta, voce della saggezza: “A una scuola ideale devono corrispondere alunni ideali, e io mi accontento di poco, cioè che devono avere buona educazione”.
di Piero Ottone da “Il Venerdì di Repubblica”, numero 1030, 14 dicembre 2007
giovedì 22 novembre 2007
Le loro scelte di campo
Niente ideologia, ma vestiti e musica
i ragazzi si schierano così
Diciamolo francamente: ai ragazzi delle nostre scuole la politica non interessa affatto. La trovano noiosa, incomprensibile, lontanissima dai loro problemi e dai loro desideri. Faticano addirittura a comprendere quali siano gli schieramenti.
Chi sta a destra e chi a sinistra e cosa significa destra e sinistra. Spesso mi capita di dover rispondere a domande assurde, del tipo: “Ma Berlusconi è fascista o comunista?”
I telegiornali sono dispacci dalla luna, le crisi di governo guazzabugli inspiegabili, e i politici sembrano tutti uguali, persi dentro un linguaggio che i ragazzi non riescono a tradurre. Per questo non c’è da meravigliarsi se le elezioni scolastiche vengono percepite come qualcosa di assolutamente estraneo alle antiche logiche politiche.
Si protesta contro un termosifone rotto, contro un rincaro delle pizzette, magari contro gli esami a settembre, minaccia insopportabile. I grandi temi faticano ad entrare a scuola: l’apocalisse ambientale, la guerra in Irak, la globalizzazione sono faccende che finiscono dentro i temi in classe, compiti da svolgere, ma non mi pare che facciano veramente breccia nella cittadella delle loro preoccupazioni. Solo il problema dell’immigrazione coinvolge tutti quanti: i più soprattutto nelle periferie, temono ogni extracomunitario e, se potessero, rimanderebbero al loro paese rumeni, cinesi, marocchini, senza farsi troppi scrupoli di coscienza e senza neppure sapere di preciso dove si trova quel loro paese.
Detto questo, appurato che la politica così come la intendono gli adulti, alta e bassa, nobile o cialtrona, non sfiora minimamente la fantasia di un sedicenne, bisogna però riconoscere che gli schieramenti esistono, anche se sono fondati su ben altre questioni. Quelli di sinistra non sono i lettori di Gramsci, quelli di destra ignorano Gentile o Ezra Pound, però esteticamente, antropologicamente, esistenzialmente si percepiscono diversi, e non si sbagliano mai. Le zecche, che poi sarebbero i compagni, sono quelli con i capelli lunghi e spettinati, con le catene agganciate alla cintura, quelli che ascoltano rock duro o raparrabbiato, che vanno in giro coi pantaloni bracaloni e l’aria un po’ rintronata. I fasci sono invece quelli rasati quasi a zero, che frequentano le curve degli stadi, che vanno in discoteca e in palestra, che ascoltano la tecno e seguono la moda. La politica non viene fuori tanto dai ragionamenti, sempre un po’ confusi e contraddittori, quando da un modo di essere, di vestirsi, di stare con gli altri. In qualche modo è una scelta di campo sincera che passa attraverso il corpo e le azioni piuttosto che la mente e le ideologie. Il voto alle elezioni scolastiche diventa perciò una cosa secondaria, da non prendere troppo sul serio. Chi sarà eletto dovrà comunque entrare in un certo tipo di linguaggio, arrendersi agli adulti. Lo scontro vero non si gioca di certo su una preferenza a una lista, ma sulla vita di tutti i giorni, musica e scarpe, locali da frequentare e maglie da indossare. Riguarda un modo da stare al mondo che va ben oltre i programmi politici. I ragazzi percepiscono solo l’energia che sta nelle cose, nelle scelte, nella vita. Chi ha da offrire più energia vince, chi è fiacco e fasullo perde: e in fondo è sempre stato così. Ma forse l’aspetto più triste è che oggi la fonte di energia maggiore, quella che conquista la maggioranza dei ragazzi, né di destra né di sinistra, è la televisione che hanno in cameretta. E’ una centrale atomica, la lampada magica, la cornucopia. Da lì esce la vera politica, a volte sfacciata, a volte subdola. Quella è la pietra angolare del loro mondo.
Di Marco Lodoli
Da “La Repubblica”, sabato 17 novembre 2007
i ragazzi si schierano così
Diciamolo francamente: ai ragazzi delle nostre scuole la politica non interessa affatto. La trovano noiosa, incomprensibile, lontanissima dai loro problemi e dai loro desideri. Faticano addirittura a comprendere quali siano gli schieramenti.
Chi sta a destra e chi a sinistra e cosa significa destra e sinistra. Spesso mi capita di dover rispondere a domande assurde, del tipo: “Ma Berlusconi è fascista o comunista?”
I telegiornali sono dispacci dalla luna, le crisi di governo guazzabugli inspiegabili, e i politici sembrano tutti uguali, persi dentro un linguaggio che i ragazzi non riescono a tradurre. Per questo non c’è da meravigliarsi se le elezioni scolastiche vengono percepite come qualcosa di assolutamente estraneo alle antiche logiche politiche.
Si protesta contro un termosifone rotto, contro un rincaro delle pizzette, magari contro gli esami a settembre, minaccia insopportabile. I grandi temi faticano ad entrare a scuola: l’apocalisse ambientale, la guerra in Irak, la globalizzazione sono faccende che finiscono dentro i temi in classe, compiti da svolgere, ma non mi pare che facciano veramente breccia nella cittadella delle loro preoccupazioni. Solo il problema dell’immigrazione coinvolge tutti quanti: i più soprattutto nelle periferie, temono ogni extracomunitario e, se potessero, rimanderebbero al loro paese rumeni, cinesi, marocchini, senza farsi troppi scrupoli di coscienza e senza neppure sapere di preciso dove si trova quel loro paese.
Detto questo, appurato che la politica così come la intendono gli adulti, alta e bassa, nobile o cialtrona, non sfiora minimamente la fantasia di un sedicenne, bisogna però riconoscere che gli schieramenti esistono, anche se sono fondati su ben altre questioni. Quelli di sinistra non sono i lettori di Gramsci, quelli di destra ignorano Gentile o Ezra Pound, però esteticamente, antropologicamente, esistenzialmente si percepiscono diversi, e non si sbagliano mai. Le zecche, che poi sarebbero i compagni, sono quelli con i capelli lunghi e spettinati, con le catene agganciate alla cintura, quelli che ascoltano rock duro o raparrabbiato, che vanno in giro coi pantaloni bracaloni e l’aria un po’ rintronata. I fasci sono invece quelli rasati quasi a zero, che frequentano le curve degli stadi, che vanno in discoteca e in palestra, che ascoltano la tecno e seguono la moda. La politica non viene fuori tanto dai ragionamenti, sempre un po’ confusi e contraddittori, quando da un modo di essere, di vestirsi, di stare con gli altri. In qualche modo è una scelta di campo sincera che passa attraverso il corpo e le azioni piuttosto che la mente e le ideologie. Il voto alle elezioni scolastiche diventa perciò una cosa secondaria, da non prendere troppo sul serio. Chi sarà eletto dovrà comunque entrare in un certo tipo di linguaggio, arrendersi agli adulti. Lo scontro vero non si gioca di certo su una preferenza a una lista, ma sulla vita di tutti i giorni, musica e scarpe, locali da frequentare e maglie da indossare. Riguarda un modo da stare al mondo che va ben oltre i programmi politici. I ragazzi percepiscono solo l’energia che sta nelle cose, nelle scelte, nella vita. Chi ha da offrire più energia vince, chi è fiacco e fasullo perde: e in fondo è sempre stato così. Ma forse l’aspetto più triste è che oggi la fonte di energia maggiore, quella che conquista la maggioranza dei ragazzi, né di destra né di sinistra, è la televisione che hanno in cameretta. E’ una centrale atomica, la lampada magica, la cornucopia. Da lì esce la vera politica, a volte sfacciata, a volte subdola. Quella è la pietra angolare del loro mondo.
Di Marco Lodoli
Da “La Repubblica”, sabato 17 novembre 2007
lunedì 19 novembre 2007
Giornata Mondiale degli Studenti
FIRENZE- “La conoscenza non è un codice a barre”.
E’ piena di ribellione e ricca di senso critico e di affascinanti ideali la manifestazione di protesta degli studenti medi e universitari che, ieri mattina, 17 novembre, sono scesi in piazza nella nostra città, come in tante altre città italiane e in tutto il mondo, per la “Giornata Mondiale degli Studenti”, un appuntamento ormai annuale, lanciato al Social Forum Mondiale di Bombay del 2004 dalle delegazioni studentesche di tutto il mondo.
La manifestazione fiorentina, organizzata da numerose sigle ( “Unione degli Studenti”, “Studenti di Sinistra”, “Sinistra Universitaria”, “Rete dei Collettivi Medi”, “Giovani Comunisti”, FGCI, SD), partita alle 9 da Piazza Indipendenza, dopo aver attraversato alcune vie del centro storico, si è conclusa a Piazza SS. Annunziata con una assemblea pubblica.
“Ci raccontano continuamente che la conoscenza è un prodotto come gli altri- spiega un manifestante- che può essere imprigionato dietro un codice a barre, venduto, comprato, ma non diffuso liberamente. Ci vogliono inquadrati, obbedienti, flessibili di fronte alle rigide regole del mercato. Vogliono abituarci a credere che la competizione sia l’unico tipo di relazione possibile tra di noi, che la lotta ‘tutti contro tutti’ sia il giusto modo di vivere nella giungla della precarietà”.
“Sogniamo una scuola decisa da chi ci vive- dichiara Valentina dei “Giovani del Socialismo Rivoluzionario”- aperta al mondo, solidale per imparare a lottare insieme contro le prepotenze, libera perché a scuola passiamo una buona parte della nostra giornata e vogliamo vestirci, incontrarci, comunicare, esprimerci come vogliamo”.
“Crediamo in un’università pubblica- afferma Francesco Epifani degli “Studenti di Sinistra”- in cui la programmazione didattica venga decisa soltanto in base alle esigenze formative degli studenti e la ricerca sia svincolata da qualunque ingerenza esterna”.
“La scuola pubblica italiana sta vivendo delle grosse difficoltà- sottolinea Bernardo Croci, coordinatore FGCI Toscana- Valori quali libertà, antifascismo, laicità, rispetto delle differenze e antirazzismo non trovano più la dovuta centralità nei processi formativi. Le risorse, poi, diminuiscono sempre”.
“Alla carenza strutturale di investimenti- precisa Giacomo, studente universitario di Scienze Politiche, dei Giovani Comunisti- si aggiungono le innumerevoli difficoltà ‘di accesso’ ( alla casa, ai trasporti, alla cultura) che caratterizzano il percorso di ogni studente. Tutto ciò trasforma la scuola e le università in palestre di addestramento a un futuro fatto di precarietà e subordinazione in una società classista”.
Arriva, poi, una difesa accalorata del Ministro Fioroni da Corinna Pugi, una studentessa del Liceo scientifico Rodolico e responsabile degli Studenti Medi della Sinistra Giovanile: “Molti contestano le sue riforme, io invece, come tanti altri studenti, mi rendo conto che da parte di Fioroni c’è un grande impegno per restituire dignità e serietà alla scuola”.
Di Vincenza Fanizza
Da “Il Corriere di Firenze”, domenica 18 novembre 2007
E’ piena di ribellione e ricca di senso critico e di affascinanti ideali la manifestazione di protesta degli studenti medi e universitari che, ieri mattina, 17 novembre, sono scesi in piazza nella nostra città, come in tante altre città italiane e in tutto il mondo, per la “Giornata Mondiale degli Studenti”, un appuntamento ormai annuale, lanciato al Social Forum Mondiale di Bombay del 2004 dalle delegazioni studentesche di tutto il mondo.
La manifestazione fiorentina, organizzata da numerose sigle ( “Unione degli Studenti”, “Studenti di Sinistra”, “Sinistra Universitaria”, “Rete dei Collettivi Medi”, “Giovani Comunisti”, FGCI, SD), partita alle 9 da Piazza Indipendenza, dopo aver attraversato alcune vie del centro storico, si è conclusa a Piazza SS. Annunziata con una assemblea pubblica.
“Ci raccontano continuamente che la conoscenza è un prodotto come gli altri- spiega un manifestante- che può essere imprigionato dietro un codice a barre, venduto, comprato, ma non diffuso liberamente. Ci vogliono inquadrati, obbedienti, flessibili di fronte alle rigide regole del mercato. Vogliono abituarci a credere che la competizione sia l’unico tipo di relazione possibile tra di noi, che la lotta ‘tutti contro tutti’ sia il giusto modo di vivere nella giungla della precarietà”.
“Sogniamo una scuola decisa da chi ci vive- dichiara Valentina dei “Giovani del Socialismo Rivoluzionario”- aperta al mondo, solidale per imparare a lottare insieme contro le prepotenze, libera perché a scuola passiamo una buona parte della nostra giornata e vogliamo vestirci, incontrarci, comunicare, esprimerci come vogliamo”.
“Crediamo in un’università pubblica- afferma Francesco Epifani degli “Studenti di Sinistra”- in cui la programmazione didattica venga decisa soltanto in base alle esigenze formative degli studenti e la ricerca sia svincolata da qualunque ingerenza esterna”.
“La scuola pubblica italiana sta vivendo delle grosse difficoltà- sottolinea Bernardo Croci, coordinatore FGCI Toscana- Valori quali libertà, antifascismo, laicità, rispetto delle differenze e antirazzismo non trovano più la dovuta centralità nei processi formativi. Le risorse, poi, diminuiscono sempre”.
“Alla carenza strutturale di investimenti- precisa Giacomo, studente universitario di Scienze Politiche, dei Giovani Comunisti- si aggiungono le innumerevoli difficoltà ‘di accesso’ ( alla casa, ai trasporti, alla cultura) che caratterizzano il percorso di ogni studente. Tutto ciò trasforma la scuola e le università in palestre di addestramento a un futuro fatto di precarietà e subordinazione in una società classista”.
Arriva, poi, una difesa accalorata del Ministro Fioroni da Corinna Pugi, una studentessa del Liceo scientifico Rodolico e responsabile degli Studenti Medi della Sinistra Giovanile: “Molti contestano le sue riforme, io invece, come tanti altri studenti, mi rendo conto che da parte di Fioroni c’è un grande impegno per restituire dignità e serietà alla scuola”.
Di Vincenza Fanizza
Da “Il Corriere di Firenze”, domenica 18 novembre 2007
mercoledì 7 novembre 2007
Sigillo della pace
FIRENZE-“Nonostante tutto, il cinema resta il linguaggio universale in cui esprimere la voglia di Pace che anima ovunque le donne. Sono convinta che il linguaggio delle immagini sia sicuramente uno dei modi più efficaci per riflettere su temi quali razzismo, la guerra, l’oppressione sessuale, le discriminazioni, le grandi migrazioni epocali, soprattutto in una città come Firenze, dove ci impegniamo continuamente per costruire il dialogo e l’apertura verso le altre culture”.
Così Daniela Lastri, assessore all’Istruzione e alle Pari Opportunità del Comune di Firenze, martedì 6 novembre, nel Salone de’Duecento, rivolta agli studenti di molte scuole superiori della nostra città che hanno assistito alla cerimonia del Premio “Sigillo della Pace”, conferito alle registe Djamila Sahraoui, algerina, e a Liana Badr, palestinese.
Il Sigillo della Pace, giunto, quest’anno, alla decima edizione, è stato istituito nel 1998 per iniziativa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze in collaborazione con l’Associazione Laboratorio Immagine Donna nell’ambito del Festival Internazionale di Cinema e Donne ma è una antica onorificenza della Repubblica Fiorentina che risale al 15° secolo.
“A ben guardare, una regista dopo l’altra, dieci anni di storia e dodici Sigilli- ha sottolineato Paola Paoli del Laboratorio Immagine Donna- assegnati tra Europa, Asia, Africa, Stati Uniti e Canada, senza dimenticare la Georgia ex sovietica, si può osservare come sia cambiata, in poco tempo, la mappa del cinema delle registe. E con essa, il linguaggio, le storie, la cittadinanza e la politica”.
Sempre martedì 6 novembre, alle 21, al Cinema Gambrinus, in via Brunelleschi, 1, serata di apertura de “Il Futuro della Memoria”, la XXIX edizione del Festival Internazionale di Cinema e Donne, con la proiezione dei film più significativi delle registe premiate con il Sigillo della Pace: “Le porte sono aperte, qualche volta” di Liana Badr e “Barakat” di Djamila Sahraoui.
di Vincenza Fanizza
Così Daniela Lastri, assessore all’Istruzione e alle Pari Opportunità del Comune di Firenze, martedì 6 novembre, nel Salone de’Duecento, rivolta agli studenti di molte scuole superiori della nostra città che hanno assistito alla cerimonia del Premio “Sigillo della Pace”, conferito alle registe Djamila Sahraoui, algerina, e a Liana Badr, palestinese.
Il Sigillo della Pace, giunto, quest’anno, alla decima edizione, è stato istituito nel 1998 per iniziativa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze in collaborazione con l’Associazione Laboratorio Immagine Donna nell’ambito del Festival Internazionale di Cinema e Donne ma è una antica onorificenza della Repubblica Fiorentina che risale al 15° secolo.
“A ben guardare, una regista dopo l’altra, dieci anni di storia e dodici Sigilli- ha sottolineato Paola Paoli del Laboratorio Immagine Donna- assegnati tra Europa, Asia, Africa, Stati Uniti e Canada, senza dimenticare la Georgia ex sovietica, si può osservare come sia cambiata, in poco tempo, la mappa del cinema delle registe. E con essa, il linguaggio, le storie, la cittadinanza e la politica”.
Sempre martedì 6 novembre, alle 21, al Cinema Gambrinus, in via Brunelleschi, 1, serata di apertura de “Il Futuro della Memoria”, la XXIX edizione del Festival Internazionale di Cinema e Donne, con la proiezione dei film più significativi delle registe premiate con il Sigillo della Pace: “Le porte sono aperte, qualche volta” di Liana Badr e “Barakat” di Djamila Sahraoui.
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