Copertina

Copertina
Uno sguardo insolito, realistico e poetico sulla scuola. Punti di vista, ricordi, interventi, di personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica raccolti da una giornalista e scrittrice. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e, talvolta, i loro veleni.

domenica 30 ottobre 2011

Lo scoubidou



L’altro giorno mentre rimbalzavo lentamente
tra le pareti azzurre di questa stanza,
saltando dalla macchina da scrivere al piano,
dalla libreria a una busta caduta sul pavimento,
mi sono trovato nella sezione S del dizionario
dove i miei occhi sono caduti sulla parola Scoubidou.



Nessun biscotto sgranocchiato da un romanziere francese
avrebbe spedito qualcuno più in fretta nel passato –
un passato dove io stavo seduto a un tavolo di un campeggio
accanto a un lago profondo dell’Adirondack
e imparavo a intrecciare con strisce sottili di plastica
uno scoubidou, un regalo per mia madre.



Non avevo mai visto nessuno usare uno scoubidou
Né indossarne uno, se è così che si usano,
ma questo non mi trattenne dall’incrociare
filo con filo, e poi di nuovo,
fino a farne uno scoubidou
quadrato, rosso e bianco, per mia madre.



Lei mi diede la vita e il latte dal seno,
io le diedi uno scoubidou.
Si prendeva cura di me quand’ero ammalato:
mi avvicinava alle labbra cucchiai di medicine,
mi appoggiava alla fronte freddi panni bagnati,
poi mi portava fuori alla luce delicata;



e mi insegnò a camminare e a nuotare,
io in cambio le regalai uno scoubidou.
Ecco qui migliaia di pasti, disse,
ed ecco i vestiti e una buona scuola.
Ed ecco il tuo scoubidou, le risposi,
che ho fatto con l’aiuto dell’istruttore.



Ecco un corpo che respira e un cuore che batte,
gambe, ossa, denti forti,
e due occhi chiari per leggere il mondo, sussurrò.
Ed ecco, dissi, lo scoubidou che ho fatto in campeggio.
Ed ecco, vorrei dirle ora,
un dono più piccolo: non l’antica verità



che non si può mai ripagare una madre,
ma la triste confessione che quando lei prese
lo scoubidou a due colori dalle mie mani,
ero certo come certo può essere un bambino
che quell’oggetto inutile e senza valore, che avevo intrecciato
per pura noia, bastava per pareggiare i conti

Billy Collins

giovedì 21 luglio 2011

Lentamente muore


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
...chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi é infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.
Pablo Neruda

lunedì 18 aprile 2011

Un libro al mese per i nostri figli

Gli adolescenti che leggono almeno un libro al mese per proprio conto e per puro piacere (dunque non come parte dei compiti ricevuti a scuola) hanno molte più probabilità di ottenere un buon lavoro quando diventeranno adulti. Lo rivela una ricerca della università di Oxford, condotta su un campione di 17 mila persone, da cui risulta che di tutte le cosiddette attività extra-scolastiche, sport, danza, andare al cinema, passare tempo a navigare su internet, chattare o giocare ai videogiochi, cucinare, uscire con la ragazza o con il ragazzo eccetera eccetera, leggere è l’unica che sembra contribuire a trovare un buon lavoro al termine degli studi. “Reading for pleasure”, come si dice in inglese, ovvero leggere come passatempo, per passione, per interesse personale, come si faceva un tempo quando per i teen-agers non c’erano tante altre distrazioni. Per esempio, la ricerca della Oxford University ha riscontrato che le possibilità di accesso all’università per i figli di genitori laureati salgono al 51 per cento se hanno letto almeno un libro al mese durante l’adolescenza, mentre sono al 40 per cento per quelli di simile estrazione sociale ma che non leggono mai libri. La formula ideale per chi ha aspirazioni di trovare un buon lavoro, conclude lo studio di Oxford, è leggere regolarmente quando si è ragazzi e contemporaneamente svolgere un’altra attività culturale o avere un qualche interesse creativo.

Dal Blog “My Tube”- La Repubblica- di Enrico Franceschini

domenica 10 aprile 2011

SE IO POTESSI VIVERE



Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita,
nella prossima cercherei di fare più errori,
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
...difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti".
BORGES

martedì 29 marzo 2011

Con cosa posso trattenerti?


Ti offro strade difficili,

tramonti disperati,

la luna di squallide periferie.

Ti offro le amarezze di un uomo

che ha guardato a lungo la triste luna.

Ti offro i miei antenati, i miei morti,

i fantasmi a cui i viventi hanno reso

onore col marmo: il padre di mio

padre ucciso sulla frontiera di

Buenos Aires, due pallottole attraverso

i suoi polmoni, barbuto e morto,

avvolto dai soldati nella pelle di

una mucca; il nonno di mia madre -

appena ventiquattrenne - a capo di

un cambio di trecento uomini in Perù,

ora fantasmi su cavalli svaniti.

Ti offro qualsiasi intuizione sia

nei miei libri, qualsiasi virilità

o vita umana.

Ti offro la lealtà di un uomo

che non è mai stato leale.

Ti offro quel nocciolo di me stesso

che ho conservato, in qualche

modo - il centro del cuore che

non tratta con le parole, né coi

sogni e non è toccato dal tempo,

dalla gioia, dalle avversità.

Ti offro il ricordo di una

rosa gialla al tramonto,

anni prima che tu nascessi.

Ti offro spiegazioni di te stessa,

teorie su di te, autentiche e

sorprendenti notizie di te.

Ti posso dare la mia tristezza,

la mia oscurità, la fame del mio cuore;

cerco di corromperti con l'incertezza,

il pericolo, la sconfitta.


Jorge Luis Borges

sabato 26 marzo 2011

PER CHI SUONA LA CAMPANELLA

In genere sono i libri che ispirano i film. Talvolta, però, può capitare il contrario. Ed è stata proprio una suggestione cinematografica, il bellissimo film francese Etre et avoir del documentarista Nicholas Philibert, a ispirare il libro di Fanizza.
E forse, proprio per questo, il libro ha preso dal cinema quel linguaggio particolare, fatto d'immagini. Tra le tante colpisce, particolarmente, quella conclusiva della “valigia magica”, che sembra accompagnarci in questo viaggio nel tempo che l’autrice fa nel pianeta scuola. Un viaggio nel passato per ricreare l’atmosfera della scuola di ieri, nel futuro per immaginare la scuola di domani, senza dimenticare la scuola di oggi. Interessanti e, talvolta, divertenti, i diversi interventi di personaggi famosi. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e talvolta i loro veleni o si soffermano a descrivere sentimenti ed emozioni. Uno sguardo insolito, realistico e poetico, a tratti surreale su questo mondo assai noto, ma in realtà poco conosciuto. Un libro che si legge d’un fiato, non annoia, ma sorprende e fa riflettere. Una full-immersion nell’incanto e nelle fragilità dell’adolescenza.

Scelto per: tutti, perché il ricordo degli anni trascorsi a scuola è indelebile nella nostra memoria e nei nostri cuori ma è particolarmente adatto per gli insegnanti, i genitori e per chi con i giovani vuole un contatto che non sia formale. Si consiglia la lettura anche al Ministro della Pubblica Istruzione.

di Monica Lorusso