Copertina

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Uno sguardo insolito, realistico e poetico sulla scuola. Punti di vista, ricordi, interventi, di personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica raccolti da una giornalista e scrittrice. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e, talvolta, i loro veleni.

sabato 22 settembre 2007

Raddoppiamo gli stipendi

SONO così vecchio, che i professori della mia giovinezza avevano studiato ai tempi della Riforma Gentile. Non vorrei sopravvalutarla. Né vorrei sopravvalutare l'insegnamento dei miei professori di ginnasio e di liceo: conoscevano male le letterature straniere, e avevano la pessima abitudine di discutere interminabilmente le opinioni di Benedetto Croce su Dante o Leopardi o Ariosto. Ma ce n'erano alcuni straordinari. In primo luogo, meravigliosa conoscenza del greco e del latino, tanto che Giorgio Pasquali sosteneva che i migliori filologi classici provenivano dalle cattedre dei licei.

Poi alcuni avevano un modo d'insegnamento che, in parte, si è perduto. Oggi la letteratura è studiata soprattutto come storia della cultura. Allora, i professori più intelligenti parlavano di Dante o Petrarca o Ariosto o Leopardi come se fossero una parte essenziale della vita quotidiana di ogni ragazzo. Vivevamo in loro e per loro. Uno dei miei professori discorreva di Machiavelli e di Guicciardini con tale passione e divertimento, che noi ne discutevamo tornando a casa e poi ne parlavamo a pranzo con nostro padre e nostra madre, come se tutti i problemi della vita moderna fossero illuminati dal Principe e dai Ricordi.


Molti maestri, e soprattutto maestre, erano meravigliosi: molto più bravi di quelli ai quali De Amicis innalzò un monumento nel Cuore. Appena aprivano bocca, tutto diventava chiaro, limpido, luminoso: i numeri si addizionavano, moltiplicavano e dividevano per conto loro: i verbi irregolari non avevano più misteri; la storia diventava un romanzo d'avventure. Avevano un grande dono comunicativo: uno spirito materno maggiore, probabilmente, di quello che esprimevano a casa; e le violente o pacate tirate d'orecchie, e i rapidi colpi di bacchetta sulle mani, venivano accettati senza ribellione.

Nei piccoli paesi, ogni maestra insegnava a due o tre classi, districandosi non si sa come in quel fantastico garbuglio. Ciascuna aveva un linguaggio e un timbro: tanto che si poteva ritrovare nelle voci dei bambini la voce delle insegnanti. E poi, la bellezza delle calligrafie (io scrivo orribilmente): tondi perfetti, linee slanciate, filettature, eleganze neogotiche. Credo che la perdita della bella calligrafia e dello studio delle poesie a memoria sia stata, come diceva Italo Calvino, una delle principali sconfitte dell'età moderna.

Tutti sapevano che gli stipendi delle maestre e dei professori non erano alti. Ma, in generale, era una cosa dimenticata. Nemmeno i più altezzosi borghesi o aristocratici di Torino ricordavano che gli educatori dei loro figli erano pagati meno dei loro autisti, e che le professoresse non frequentavano le grandi sarte. Esisteva l'inconscia convinzione che i professori non appartenessero a nessuna classe sociale: ma ad uno strano regno, dove né danari né vestiti né vacanze costose avevano importanza.

Sulla condizione dell'insegnamento nei licei, non posso che rinviare ad un libro preciso e piacevole di Paola Mastrocola, che possiede un'esperienza molto più diretta della mia. Ci furono periodi relativamente decorosi. Quello, per esempio, nel quale l'insegnamento nelle medie e nei licei fu assunto, quasi esclusivamente, dalle donne: lo stipendio era basso, ma integrava quello del marito; e poi rimaneva tutto il pomeriggio libero da dedicare ai figli. Ma questo interludio non fu lungo. Presto il Ministero elaborò una quantità mostruosa di materiale burocratico o semiburocratico e paraburocratico - riunioni, commissioni, moduli, discussioni, aggiornamenti, delirii - che distrussero i bei pomeriggi liberi, nei quali passeggiare o giocare con i figli.

Per il resto, la storia della scuola elementare, delle medie e dei licei negli ultimi trent'anni è quella di un rapido disastro. Le cause furono innumerevoli: le conseguenze del voto politico negli anni dopo il 1968: la riforma della scuola elementare, che vide la dissennata suddivisione tra i maestri (come se un solo maestro non fosse capace di insegnare sia aritmetica sia italiano): l'immissione, per motivi politici, di moltissimi pessimi insegnanti: la conseguente mancanza di posti per i giovani laureati: la confusione del Ministero; la stolidità dei programmi e dei non programmi di studio. A un ragazzo di quindici anni bisogna far leggere Delitto e Castigo, che lo sconvolge e travolge, non la per lui incomprensibile Coscienza di Zeno. A questo si aggiunse l'influenza rovinosa di alcuni libri di testo, compilati da professori universitari di tendenza strutturaliste: i quali imposero ai ragazzi di imparare a memoria gli attanti e la diegesi di Gérard Genette, invece di invitarli a comprendere la bellezza e il significato della letteratura.

Tutto questo ha portato alla degradazione della classe degli insegnanti. Cinquant'anni fa, era una non-classe, rispettata anche se non temuta. Oggi, gli stipendi miserabili hanno prodotto una sotto-classe, una specie di sottoproletariato, che possiede a malapena il danaro per vestirsi e nutrirsi, ma non per comprare un libro, sia pure in edicola. Ricordo con strazio la visione di una classe di professori, qualche anno fa: quei golfini spelacchiati, quei vestiti lisissimi. So di dire una cosa banalissima: oggi, quando la sorte della civiltà occidentale è affidata alla specializzazione, un buon liceo e una buona università sono assolutamente necessari. Invece, l'Italia ha perduto la precisione della sua vecchia cultura agricola, quando si sapeva potare un olivo e innestare una vigna. Quasi tutti lavorano in modo confuso ed approssimativo, come se la sorte del mondo non dipendesse dal dono di piantare un chiodo nel punto giusto.

Non è più possibile continuare a pagare i professori delle medie e dei licei, che devono tornare ad essere un'élite, con gli stipendi di oggi. Gli stipendi vanno almeno raddoppiati, e via via aumentati nel corso del tempo. Gli economisti mi risponderanno che i soldi non ci sono: questa proposta porterebbe a una spaventosa catastrofe, a una disastrosa inflazione. Ma so ugualmente bene che, in Italia, quando bisogna sprecarli, i soldi ci sono sempre. Se risparmiassimo sulla rasatura delle guance dei senatori, i profumi e i dopobarba dei deputati, le tinture dei capelli ahimè biancastri delle senatrici, le bare degli assessori veneti, i cuochi e i camerieri del Parlamento, i gelati dell'onorevole Buttiglione, gli stipendi delle stenografe siciliane, i premi letterari (in gran parte finanziati dalle Regioni), la politica estera del presidente Formigoni, potremmo accumulare una ricchezza immensa.

Di Pietro Citati

Da "La Repubblica"

lunedì 17 settembre 2007

Bullismo, il contributo della ricerca fiorentina nel documento siglato a Kandersteg dai principali studiosi mondiali del fenomeno

Sono circa 200 milioni i bambini e i giovani nel mondo vittime di episodi di bullismo: è uno dei dati emersi nella conferenza internazionale svoltasi a Kandersteg, in Svizzera, dall´8 al 10 giugno scorsi.

All´iniziativa ha partecipato anche Ersilia Menesini, associato di Psicologia dello sviluppo presso la facoltà di Psicologia dell´ateneo fiorentino, che ha presentato lo stato degli studi italiani su queste tematiche e le direzioni di intervento a livello governativo (costituzione di osservatori regionali e di un tavolo nazionale di esperti per monitorare il fenomeno, finanziamento di misure specifiche da adottare nelle scuole…). La ricerca fiorentina è, infatti, attiva in questo settore dagli anni ´90.

I lavori del convegno, cui hanno partecipato studiosi di vari paesi europei e di altri continenti, fra cui canadesi, statunitensi, australiani e coreani, sono confluiti in una dichiarazione comune, la "Dichiarazione di Kandersteg", un vero e proprio appello al mondo della ricerca affinché tutti coloro che sono in posizioni di responsabilità si adoperino per mobilitare risorse ed energie al fine di promuovere relazioni salutari tra bambini e tra adolescenti.

I partecipanti si sono confrontati su tematiche emergenti, dal cyber-bullying agli effetti a lungo termine dei comportamenti di bullismo e vittimizzazione, dallo studio dei fattori biologici e sociali sottostanti tali atteggiamenti fino all´analisi critica di sperimentazioni condotte su larga scala volte a prevenire e ridurre tali fenomeni.
Nella "Dichiarazione di Kandersteg contro il bullismo" - che può essere visionata e sottoscritta on line su www.kanderstegdeclaration.org - i partecipanti hanno sottolineato come il fenomeno rappresenti una violazione dei basilari diritti umani e un grave danno economico, culturale e morale per l´intera società civile. Si richiama la necessità di contrastare gli episodi di bullismo in tutti i luoghi dove i bambini e gli adolescenti vivono e l´importanza di attivare politiche sociali e programmi di prevenzione in età precoce, basati sulla ricerca scientifica. I ricercatori pubblicizzeranno la dichiarazione nei rispettivi paesi per contribuire alla diffusione dei valori e delle finalità a cui essa si richiama.

domenica 29 luglio 2007

RECENSIONE

Una interessante recensione del giornalista Fabrizio Del Bimbo su "Per chi suona la campanella" sul sito:www.ifatti.com sotto comunicati.

Lo sguardo di Vincenza Fanizza sulla scuola

L'ultima fatica letteraria della giornalista

Il primo luogo di incontro per ogni bambino al di fuori del guscio protettivo della famiglia è senza alcun dubbio la scuola, mondo variegato, complesso, investito del difficile compito di guidare ed educare le giovani generazioni. La scuola deve rimanere un`opportunità per i ragazzi di oggi, forse la più importante, ma non sempre ce ne rendiamo conto. Ecco che la giornalista Vincenza Fanizza, fiorentina di adozione ha avuto un`idea originale: "intervistare" vari personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica, ma pure sconosciuti studenti, docenti e operatori scolastici, suscitando in essi emozioni, pensieri, sogni, ricordi, nel tentativo (ben riuscito!) di tracciare un "ritratto" della scuola. Roberto Vecchioni, Margherita Hack, Cristina Comencini, Sergio Zavoli sono soltanto alcune delle firme più celebri dei vivaci interventi, delle piacevoli testimonianze che compngono il "mosaico" creato da Vincenza Fanizza. Interessante il confronto tra le due testimonianze sull`educandato del Poggio Imperiale scritte da Maria José di Savoia e da Dacia Maraini in epoche differenti. Il libro porta l`allusivo titolo di "Per chi suona la campanella", ed è edito da Valore Scuola (2006) L`auspicio è che diventi un utile strumento per chi lavora nella scuola o semplicemente per chi vuole capire a fondo i giovani. Fabrizio Del Bimbo


giovedì 12 luglio 2007

The Spiderweb Village


FIRENZE- Un futuro migliore e un mondo senza conflitti? Un sogno ma anche un impegno per i bambini del Cisv. Hanno rigorosamente undici anni ( l’età ideale secondo gli organizzatori) e sono arrivati dall’Austria, Ecuador, Filippine, Francia, Giordania, Gran Bretagna, Grecia, Isole Faroe, Israele, Messico, Norvegia, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna, Usa, oltre che dall’Italia. Sono le 12 delegazioni, che fanno parte del Cisv (Children’s International Summer Villages), l’associazione internazionale di volontariato indipendente e apolitica che promuove l’educazione alla pace e l’amicizia interculturale dei giovani in tutto il mondo, da oltre cinquant’anni.

Dal 29 giugno fino al 26 luglio, per circa un mese, 48 bambini, accompagnati da 12 laeder e da 6 junior, ( ragazzi di 16 anni) stanno vivendo insieme nel “Villaggio Internazionale”, che quest’anno si sta svolgendo presso la scuola elementare “Vittorino da Feltre”, a Ponte a Ema, nel Comune di Firenze.

Giochi, sport e attività culturali scandiscono le loro giornate dove imparano anche a conoscersi per diventare ‘amici’.

“Condividere la vita insieme durante questo mese, imparando a conoscersi e comprendersi anche senza parlare la stessa lingua- spiega Marco Lorusso, il Presidente del Cisv Firenze- è un’occasione concreta per costruire nelle menti e nei cuori di questi ragazzi la predisposizione alla conoscenza, al dialogo ed al confronto anche con persone di altre culture. Il Cisv, infatti, è nato dalla ferma convinzione che una pace durevole sia possibile solo se gli individui e i gruppi hanno la possibilità di convivere come amici e che la chiave per trasformare questa idea in realtà è lavorare con i bambini e con i giovani per prepararli a diventare membri attivi e fautori di una società pacifica”. I programmi del Cisv seguono un modello educativo sperimentale, ossia l’opportunità di imparare dall’esperienza diretta, in cui partecipante e facilitatore condividono la responsabilità di apprendere l’uno dall’altro.

Oltre ai villaggi tante sono le attività dell’associazione: interchange, summer camp, seminar camp, international people project.

La singolare esperienza educativa del Villaggio Internazionale di Firenze, patrocinata da Comune, Provincia, Regione, Quartiere 3, si aprirà al pubblico, in occasione dell’Open day, venerdì 13 luglio, a partire dalle ore 17, presso la Scuola Vittorino da Feltre, in via Chiantigiana, 220. Ogni delegazione, con uno spettacolo teatrale, presenterà al pubblico la propria nazione. Interverranno: Andrea Ceccarelli, presidente del Quartiere 3, Daniela Lastri, assessore all’istruzione del Comune di Firenze e MassimoToschi, assessore alla cooperazione della Regione Toscana.

Di Vincenza Fanizza

Da “Il Corriere di Firenze”, venerdì 13 luglio 2007

martedì 10 luglio 2007

VIDEO PRESENTAZIONE LIBRO

http://www.saveriotommasi.it/per_chi_suona.php

Il cinema di Spike Lee

FIESOLE - “Quando giro un film non sono attirato tanto dalla location quanto dalla storia che c’è dietro quel luogo”.

Così, ieri mattina, in un incontro con la stampa, all’Hotel Villa San Michele, il regista Spike Lee, che, stasera, al Teatro Romano, riceverà il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, inserito all’interno della programmazione dell’Estate Fiesolana e organizzato dal Comune di Fiesole. Una cerimonia sicuramente suggestiva e importante, inserita nella serata “Happy Night. La notte bianca del cinema”, all’interno della quale si terrà anche il concerto del New Trio e proiezioni di film di Spike Lee fino alle prime ore del mattino.

E a salire sul palco del Teatro Romano di Fiesole, per premiare il regista americano, sarà un’ospite d’eccezione, la brava attrice Stefania Sandrelli.

Un riconoscimento particolarmente significativo a un regista che è riuscito a raggiungere il successo internazionale senza mai rinunciare alle proprie tematiche legate agli ambienti urbani e sociali delle comunità africano-americane, mettendone in luce i problemi di discriminazione e di esclusione .

“Tutti i registi che hanno ricevuto questo premio come Spike Lee sono grandi maestri- ha dichiarato Fabio Incatasciato, sindaco di Fiesole- maestri combattenti, che lavorano, che operano, che sono capaci di trasmettere una nuova idea sulla vita, uno sguardo diverso sul mondo. Sono grandi non solo perché hanno costruito bei film ma anche e soprattutto perché ci insegnano a vedere oltre i nostri orizzonti”.

Un rilancio, quest’anno del Premio, grazie anche al contributo ideativo e all’impegno non solo del Comune ma anche della Fondazione Mediateca Regionale Toscana e del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, Gruppo Toscano.

“I negri, i neri, le persone di colore: c’è una evoluzione non solo di linguaggio, ma di semantica culturale e forse politica quando si definiscono con queste espressioni gli uomini dalla pelle scura- ha sottolineato Ugo di Tullio, presidente Mediateca Regionale-Toscana Film Commission- mostrando così il progressivo passaggio da un giudizio, razzista, a un riconoscimento di dignità naturale, che spetta alla persona, a ogni persona. Un ragionamento semplice che però non rappresenta una realtà univoca, perché oggi il pregiudizio del colore della pelle resiste ancora, sia pure in forme diverse da un secolo fa, e Spike Lee evidenzia tale pregiudizio in tanti suoi lavori”.

Il prestigioso riconoscimento, che nelle passate edizioni, è stato assegnato a registi della levatura di Bernardo Bertolucci, Robert Altman, Theo Anghelopoulos, Arthur Penn, Ken Loach, Peter Greenaway, quest’anno è, dunque, approdato negli Stati Uniti, precisamente a Brooklyn, per premiare un regista innovativo sia per l’uso delle immagini, sia per le problematiche affrontate. E sarà ancora una volta una storia complessa, quella dei sodati americani di colore che hanno combattuto a fianco dei soldati e dei partigiani italiani durante la seconda guerra mondiale, il contenuto del prossimo film che Spike Lee girerà proprio in Italia e in Toscana.

Il film nasce dal romanzo omonimo di James McBride (la sua autobiografia “Il colore dell’acqua” è considerata un classico della letteratura americana) ed è la prima produzione internazionale della nuova società di Roberto Cicutto e Luigi Musini “On my own”.

“Mi piace raccontare la Seconda Guerra Mondiale- ha precisato Spike Lee- perché è stata l’ultima guerra giusta. Tutte le altre, combattute dagli Stati Uniti, sono sbagliate”.

Infine il regista americano ha rivelato che il film che girerà in Italia, sarà molto aderente alla realtà storica, e che il cast sarà internazionale.

di Vincenza Fanizza

Da "Il Corriere di Firenze", Martedì 10 Luglio 2007

lunedì 2 luglio 2007

Benigni dottore honoris causa

FIRENZE-“La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a’capelli del capo ch’elli avea di retro guasto. Poi cominciò…”.

Nel silenzio dell’Aula Magna del Rettorato, in Piazza San Marco, ieri mattina, emozionano i versi di questo canto della Divina Commedia, il trentesimoterzo dell’Inferno, una delle pagine più famose e più umane del poema, in cui Dante racconta la storia di Ugolino della Gherardesca, lasciato morire di fame coi figli e nipoti per ordine dell’arcivescovo Ruggieri, dopo che i nobili e il popolo di Pisa si erano ribellati alla sua signoria.

Di fronte a un numerosissimo pubblico, composto perlopiù da professori illustri e autorità cittadine, il “neo-dottore” Roberto Benigni sceglie proprio questi intensi versi per la sua prima “lezione”, dopo aver ricevuto dal Rettore Augusto Marinelli la laurea honoris causa in Filologia Moderna. Il regista e comico toscano racconta ed è subito show, uno show irresistibile, come sia nata la sua passione per il poema dantesco, una passione nata a Vergaio, in provincia di Prato, nella “Casa del Popolo”, in mezzo a gente semplice, capace però di innamorarsi di Dante, e in mezzo allo scetticismo di “Fioramanti Manlio”, questo personaggio che non sai se sia vero o inventato dalla fantasia di Benigni, un contadino semplice e diffidente che si aspettava “un segno” da parte di Dio per verificare che il viaggio di Dante fosse realmente avvenuto.

Continua, dunque, la due giorni fiorentina del grande regista toscano. Dopo l’inaugurazione de “Lo spazio dello Spirito” al nuovo Ospedale Pediatrico Meyer, di mercoledì pomeriggio, ieri mattina, Benigni torna a parlare del significato della vita, questa volta da una angolazione diversa. Se al Meyer è la sofferenza dei bambini a toccare il suo cuore, ieri mattina, invece, è la bellezza e grandezza del poema dantesco, “ il poema del desiderio”, secondo una sua efficace e poetica definizione.

E’ anche vero che in Roberto Benigni è impossibile distinguere fisicità e cultura, sensibilità e bravura artistica. Tutto si mescola e contribuisce a formare la sua personalità “poliedrica, esuberante, in cui è difficile definire in modo univoco le competenze e le opere, che vanno dalla letteratura al cinema al teatro alla critica alla comunicazione” come ha dichiarato Franca Pecchioli, preside della facoltà di Lettere e Filosofia.

Una laurea quindi ampiamente meritata come spiega la “laudatio” di Anna Nozzoli, ordinario di Letteratura Italiana quando dichiara: “Conferendo a Roberto Benigni la laurea honoris causa in Filologia moderna, la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze è pienamente consapevole di dare un segnale forte e riconoscibile alla città e all’intero Paese, indicando in Benigni non soltanto uno straordinario uomo di spettacolo ma una delle figure capitali della contemporanea cultura italiana”.

Di Vincenza Fanizza

Da “Il Corriere di Firenze”, venerdì 29 giugno 2007