Copertina
Uno sguardo insolito, realistico e poetico sulla scuola. Punti di vista, ricordi, interventi, di personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica raccolti da una giornalista e scrittrice. Da Dacia Maraini a Roberto Vecchioni, da Paolo Crepet a Chiara Gamberale, da Margherita Hack a Cristina Comencini, da Domenico Starnone a Marco Lodoli: tutti svelano i loro sogni e, talvolta, i loro veleni.
martedì 4 dicembre 2012
DEDICATA A TUTTI GLI OPERAI DELL’ILVA
In punta di piedi
Stasera
sono più sporco che mai,
l’officina era un drago
che faceva balenare
fiamme e fumo.
Ho bocca acre di fumo
e le parole acerbe.
Stasera
sono più sporco che mai.
Vorrei lasciare
le orme delle mie mani nere
sul tuo abito bianco
padrone che cammini tra i torni
in punta di piedi
Tommaso Di Ciaula (Da “Chiodi e Rose”- La Scaletta editore)
martedì 24 gennaio 2012
Time-Mask

Ci sono percorsi nella notte
fino alle case dipinte,
e strette di mano
storie di viandanti ..
ci sono ceneri al cielo
fino agli occhi più lontani
e ciottoli da conoscere
in un mare di stradine
ci sono maschere
e cuori di legno scuro
che battono al buio,
e suonano gli incanti
ci sono cerchi in tondo
di musica e ballo
e bocche aperte,
colorate di febbraio
ci sono vecchi
scolpiti intorno ai fuochi
e consigli,
per vivere le feste da padroni
ci sono vetri luccicanti
e ombre di contorno
mani calde,
e pane odoroso di antico
ci sono stelle
e luci da tavola
coltelli e fuochi,
per il vino dei saluti
ci sono sorrisi alcolici
e colori pastello
mandorli in fiore
sciolti nel caffè
ci sono ricordi
di campane sonanti,
e scarpe vecchie
che saltano insieme
ci sono disegni
di storie lontanissime,
e parole cucite assieme
intorno al camino
ci sono facce
che si avvicinano lente
e si promettono la vita,
almeno per un minuto
ci sono vesti di animali
e le loro carni
uomini animali
che danzano e suonano,
cuciti assieme
dalla magia dei boschi
ci sono passi di ritorno
per il paese
e sensazioni
di piacevole quiete...
ci sono percorsi nella notte
fino a case dormienti
pronte ad accogliere anime serene
sazie di colori.
Iubanne Sedda
lunedì 19 dicembre 2011
Gli E-Book
Molti libri si trovano ormai solo in forma di e-book e quindi, dopo la dovuta lacrimuccia sui bei tempi andati, e-book sia se quel libro lo si vuole davvero leggere e soprattutto se non si vuole rompere la schiena portandosi in giro tutti i volumi della Recherche (e, ammettiamolo, risparmiando anche un bel po’).
Però….che ne è dell’odore e del colore di un libro appena comprato (e di quello su cui hai fatto merenda nel 1978), o del diverso fruscio di pagine che hanno preso l’acqua, cosa del bianco del margine dove il pensiero riposa e si moltiplica?
Ho bisogno, e sempre ne avrò, della libreria dove poter sentire il peso di un volume nella mano, vedere la luce sulle pagine di un catalogo d’arte, affondare il naso nella spina di un fumetto. Voglio poterlo fare in mille piccole librerie diverse, in un palazzo storico del centro come in un palazzone di periferia, luoghi dove noi feticisti della cellulosa ci si possa riconoscere tra simili, lontani dai neon e dai gadget delle grandi catene (e già che ci siamo a sognare, voglio anche potermi perdere di nuovo nei meandri della vecchia Marzocco e tornare a “a riveder le stelle” grazie al libraio Carlo, novello Virgilio). E questa sarà anche l’occasione di usare i soldi risparmiati con gli e-book per contribuire al sostentamento di quei pochi librai ancora in circolazione (quelli che se gli chiedi una raccolta di poesie di Langston Hughes non pensano che sia l’attaccante del Liverpool), che stanno scomparendo come le api. Perché abbiamo bisogno di oggetti che siano spugne delle nostre memorie, che ci facciano ricordare come ci sentivamo nel maggio 1988 quando abbiamo comprato quel romanzo e del perché ci sia quella foglia a pagina 74. Ogni pagina, come i cerchi nel tronco di un albero, contiene la storia raccontata e la nostra, indissolubilmente intrecciate.
Elisa Biagini (Da “La Repubblica)
domenica 20 novembre 2011
E’ proibito

E’ proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare.
Avere paura dei tuoi ricordi.
E’ proibito non sorridere dei problemi,
... non lottare per quello che desideri, e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
E’ proibito non dimostrare il tuo amore, fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E’ proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto,
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente, fingere davanti alle persone che non ti interessano, essere gentile solo per farti ricordare,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e il suo sorriso,
solo perché le vostre strade hanno smesso di incontrarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E’ proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani.
E’ proibito non creare la tua storia,
non trovare neanche un momento per chi ha bisogno di te,
non accettare che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
E’ proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita strenuamente,
non pensare che possiamo solo migliorare.
Non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
Pablo Neruda
mercoledì 16 novembre 2011
Con parole diverse
domenica 30 ottobre 2011
Lo scoubidou

L’altro giorno mentre rimbalzavo lentamente
tra le pareti azzurre di questa stanza,
saltando dalla macchina da scrivere al piano,
dalla libreria a una busta caduta sul pavimento,
mi sono trovato nella sezione S del dizionario
dove i miei occhi sono caduti sulla parola Scoubidou.
Nessun biscotto sgranocchiato da un romanziere francese
avrebbe spedito qualcuno più in fretta nel passato –
un passato dove io stavo seduto a un tavolo di un campeggio
accanto a un lago profondo dell’Adirondack
e imparavo a intrecciare con strisce sottili di plastica
uno scoubidou, un regalo per mia madre.
Non avevo mai visto nessuno usare uno scoubidou
Né indossarne uno, se è così che si usano,
ma questo non mi trattenne dall’incrociare
filo con filo, e poi di nuovo,
fino a farne uno scoubidou
quadrato, rosso e bianco, per mia madre.
Lei mi diede la vita e il latte dal seno,
io le diedi uno scoubidou.
Si prendeva cura di me quand’ero ammalato:
mi avvicinava alle labbra cucchiai di medicine,
mi appoggiava alla fronte freddi panni bagnati,
poi mi portava fuori alla luce delicata;
e mi insegnò a camminare e a nuotare,
io in cambio le regalai uno scoubidou.
Ecco qui migliaia di pasti, disse,
ed ecco i vestiti e una buona scuola.
Ed ecco il tuo scoubidou, le risposi,
che ho fatto con l’aiuto dell’istruttore.
Ecco un corpo che respira e un cuore che batte,
gambe, ossa, denti forti,
e due occhi chiari per leggere il mondo, sussurrò.
Ed ecco, dissi, lo scoubidou che ho fatto in campeggio.
Ed ecco, vorrei dirle ora,
un dono più piccolo: non l’antica verità
che non si può mai ripagare una madre,
ma la triste confessione che quando lei prese
lo scoubidou a due colori dalle mie mani,
ero certo come certo può essere un bambino
che quell’oggetto inutile e senza valore, che avevo intrecciato
per pura noia, bastava per pareggiare i conti
Billy Collins
giovedì 21 luglio 2011
Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
...chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi é infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.
Pablo Neruda
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